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Laboratorio di
Elettrofisiologia
Direttore: Prof M.G. Modena Responsabile U.O.
Dott. Edoardo
Casali
Contatti:
059 4225462 - 059 4225463
Equipe Medica:
Dott. Edoardo
Casali
Dott. Vincenzo
Malavasi
Dott. Vincenzo
Turco
Le Aritmie sono
alterazioni della normale sequenza dei battiti cardiaci.
Quando
si osserva un aumento anomalo dei battiti si parla di tachiaritmie o
tachicardie. Se al contrario si ha una diminuzione anomala del numero dei
battiti si parla di bradiaritmie o bradicardie.
Come si presentano.
La
forma più semplice di tachiaritmia, l'extrasistole, può non
essere minimamente apprezzata oppure manifestarsi come sensazione di
irregolarità del battito cardiaco, talora associata alla percezione di un senso
di 'vuoto', come se per un momento il cuore si fermasse.
Le
tachicardie si manifestano con una chiara sensazione di marcato
aumento del numero dei battiti cardiaci, che si possono succedere in modo
regolare o irregolare. Quando la frequenza cardiaca è molto alta ci possono
essere senso di schiacciamento al petto, mancanza di respiro, sudorazione,
spossatezza, vertigini. Nelle forme più gravi si può arrivare alla perdita di
coscienza. Nelle bradicardie si possono avere senso di
affaticamento, ridotta tolleranza agli sforzi, vertigini, ed anche in questo
caso, nelle forme più gravi, si può giungere alla perdita di
coscienza.
Il loro significato: quando
preoccuparsi

Non sempre il
riscontro di un aritmia cardiaca è da considerarsi espressione di una malattia
di cuore.
Extrasistoli
possono normalmente comparire in persone sane; la febbre o lo sforzo fisico
possono dare tachicardie, l'allenamento sportivo può dare
bradicardie. Le aritmie possono inoltre originare da qualsiasi malattia di
cuore ed anche da alcune malattie sistemiche come ad esempio le disfunzioni
della ghiandola tiroide. La comparsa di una aritmia cardiaca deve pertanto
essere sempre considerata con attenzione. Particolare cura va riservata alle
extrasistoli frequenti e disturbanti, alle tachicardie contraddistinte da un
inizio ed una fine improvvise, alle bradicardie di recente comparsa in persone
anziane, alle aritmie in persone che hanno avuto improvvise perdite di
coscienza.
Come si fa la
diagnosi..... 
Il
primo esame da eseguire in una persona che abbia disturbi che fanno sospettare
un aritmia è l'elettrocardiogramma (ECG).
Molto spesso questa metodica è già sufficiente a fornire
informazioni su natura e gravità dell'aritmia.
E' però
possibile che l'ECG, in particolare se effettuato in assenza di disturbi, non
dia informazioni adeguate. In
questo caso le indagini vanno approfondite effettuando un
elettrocardiogramma dinamico (Holter) che viene eseguito
mediante un registratore collegato al paziente con elettrodi adesivi. Esso
consente di seguire l'andamento del ritmo cardiaco durante le varie attività
svolte dal paziente durante la giornata e durante la notte (24 ore), permettendo
di raccogliere informazioni molto dettagliate su natura e caratteristiche degli
eventuali disturbi del ritmo cardiaco. In
alcuni casi un ulteriore approfondimento può essere ottenuto attraverso l
esecuzione di esami che favoriscono la comparsa di aritmie, permettendone una
precisa identificazione. Questi esami suppletivi vengono detti tests
provocativi e comprendono:
prova
da sforzo al cicloergometro: permette di seguire il ritmo cardiaco
durante le sollecitazioni indotte da uno sforzo massimale su una
bicicletta;
studio
elettrofisiologico transesofageo: una
metodica molto semplice che attraverso un piccolo catetere con elettrodi
posizionato in esofago consente di registrare l'attività elettrica del cuore e
di verificare la risposta del cuore alla stimolazione elettrica;
studio
elettrofisiologico endocavitario: ha
le stesse finalità dell'esame precedente ma è più complesso e più accurato
poichè il catetere viene collocato all'interno del cuore;
tests
farmacologici: prevedono la somministrazione di farmaci in grado di influenzare il
ritmo del cuore in modo da verificare la presenza di risposte
anormali.
Le
cure

Di norma
le aritmie non disturbanti nelle quali non sia stata riconosciuta la presenza di
una malattia di cuore o sistemica non necessitano di alcun
trattamento.
Qualora
invece sia stata identificata la presenza di una malattia di cuore o sistemica è
opportuno, prima di intervenire direttamente sull aritmia, tentare, quando
possibile, di curare la malattia che produce l aritmia. Molto
spesso infatti aritmie cardiache che si manifestano in corso di ipertensione
arteriosa, ischemia cardiaca, cardiomiopatie, disturbi della tiroide o
dell'apparato digerente, migliorano o addirittura scompaiono una volta risolti
questi quadri patologici.
Esiste
d'altra parte tutta una serie di condizioni nelle quali si rende invece
opportuno un intervento curativo diretto sull aritmia.
Extrasistoli.
Quando non sia stato possibile identificare la presenza di una malattia
sottostante queste aritmie sono da considerarsi assolutamente benigne. Tuttavia
esse possono essere così frequenti da risultare comunque non tollerate. In
questi casi un primo intervento curativo avviene con farmaci blandamente
sedativi. Se questi risultano inefficaci si passa all'utilizzo dei farmaci
antiaritmici. E questa una categoria di farmaci molto potenti: se utilizzati
in modo improprio possono comportare effetti collaterali anche
gravi.
Il
loro impiego va riservato ai casi in cui ve ne sia una reale necessità e durante
il loro uso è fondamentale un assiduo controllo del loro effetto.
Tachicardie
sopraventricolari.
Raramente
sono legate a malattie concomitanti. La loro cura si avvale pertanto di un
intervento diretto, con il duplice scopo di interromperle una volta che si siano
manifestate e di impedirne la ricomparsa.
Il
primo obiettivo viene perseguito con la somministrazione di farmaci
antiaritmici o con la esecuzione di particolari manovre quali l immersione
del volto in acqua gelata o la contrazione dell'addome a bocca
chiusa.
Nei
casi particolarmente resistenti può essere necessario interrompere l aritmia
mediante stimoli elettrici.
Per
evitare la ricomparsa di queste aritmie si ricorre di norma alla
somministrazione di farmaci
antiaritmici.
Negli
ultimi tempi, anche in considerazione della frequente giovane età delle persone
affette da tali aritmie e dei problemi conseguentemente legati all assunzione
cronica di una terapia antiaritmica, sono state perfezionate metodiche di
risoluzione talvolta definitiva dell aritmia.
Mediante
l'invio di energia termica attraverso cateteri endocavitari si cerca di
eliminare i circuiti elettrici anomali che rendono possibile l'instaurarsi
dell'aritmia.
Con
il passare degli anni questa metodica è risultata sempre più efficace e sempre
meno gravata da complicanze, rappresentando quindi l'evoluzione futura per il
trattamento di questo tipo di aritmie. Noi inoltre disponiamo di moderne
tecnologie per il mappaggio
tridimensionale delle camere atriali che garantisce una maggiore
percentuale di successi e una netta riduzione del numero di
complicanze.
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Tachicardie ventricolari. Sono
quasi sempre associate a malattie cardiache che ne hanno determinato la
comparsa.
Per
la loro cura, oltre a cercare di trattare quando possibile la malattia cardiaca
sottostante, ci si avvale in prima istanza dei farmaci
antiaritmici.
Esistono
purtroppo dei casi nei quali i farmaci, non sono in grado di controllare l
aritmia.
Negli
ultimi tempi è stata perfezionata una metodica che prevede il posizionamento
definitivo di cateteri elettrici all'interno del cuore, collegati ad un piccolo
computer, collocato sotto la pelle all'altezza della spalla, in grado di
riconoscere la comparsa di queste aritmie e di inviare stimoli elettrici in
grado di interromperle.
Bradicardie. Normalmente la cura è rappresentata
dall'impianto di uno stimolatore cardiaco, o pacemaker, che si
sostituisce ai circuiti e alle centraline cardiache rivelatesi
insufficienti.
Dai
primi stimolatori di trent'anni fa che richiedevano uno zaino per essere
contenuti e potevano inviare stimoli secondo un unica frequenza, si è passati a
quelli attuali, di dimensioni tali da poter essere contenuti in una scatola di
fiammiferi ed in grado di variare la frequenza cardiaca secondo i bisogni del
paziente.
Essi
vengono facilmente collocati in una piccola tasca ricavata nella pelle,
solitamente sotto la spalla. Uno o due fili elettrici collegano lo stimolatore
con la cavità del cuore e veicolano gli stimoli elettrici da esso
inviati.L'intervento
è ormai molto semplice, comporta bassissimi rischi, e non richiede anestesia
generale.
I controlli dopo la cura
Quando
per la cura dell aritmia sia stato scelto un trattamento farmacologico è
opportuno che il paziente si sottoponga a controlli periodici al fine di
riconoscere tempestivamente la comparsa di eventuali effetti collaterali. Questa
seconda indicazione è valida anche per quei casi in cui si sia preferito un
trattamento non farmacologico mediante intervento endocavitario. Tutto ciò è
possibile presso il nostro Ambulatorio dedicato di
Aritmologia.
Per
quanto riguarda infine i pacemaker va sottolineata l'estrema importanza di
periodici controlli della carica dello stimolatore, effettuabile mediante
appositi misuratori, al fine di riconoscere il momento, normalmente da
5 a 15
anni dopo l'impianto, in cui esso va sostituito. Questi controlli vengono
regolarmente svolti dal nostro Ambulatorio dedicato di controllo
Pacemaker. |