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Servizi ----> Aritmologia 
 
 
03/04/2007
Aritmologia e Cardiostimolazione
 
Diagnosi e cura dei ditrurbi del ritmo cardiaco.
 

 

 

 

Laboratorio di Elettrofisiologia

 

Direttore: Prof M.G. Modena
Responsabile U.O.

 Dott. Edoardo Casali

Contatti: 059 4225462 - 059 4225463

 

Equipe Medica:

Dott. Edoardo Casali

Dott. Vincenzo Malavasi

Dott. Vincenzo Turco

 

Le Aritmie sono alterazioni della normale sequenza dei battiti cardiaci. Quando si osserva un aumento anomalo dei battiti si parla di tachiaritmie o tachicardie. Se al contrario si ha una diminuzione anomala del numero dei battiti si parla di bradiaritmie o bradicardie.

 

Come si presentano. La forma più semplice di tachiaritmia, l'extrasistole, può non essere minimamente apprezzata oppure manifestarsi come sensazione di irregolarità del battito cardiaco, talora associata alla percezione di un senso di 'vuoto', come se per un momento il cuore si fermasse. Le tachicardie si manifestano con una chiara sensazione di marcato aumento del numero dei battiti cardiaci, che si possono succedere in modo regolare o irregolare. Quando la frequenza cardiaca è molto alta ci possono essere senso di schiacciamento al petto, mancanza di respiro, sudorazione, spossatezza, vertigini. Nelle forme più gravi si può arrivare alla perdita di coscienza. Nelle bradicardie si possono avere senso di affaticamento, ridotta tolleranza agli sforzi, vertigini, ed anche in questo caso, nelle forme più gravi, si può giungere alla perdita di coscienza.

 

Il loro significato: quando preoccuparsi

Non sempre il riscontro di un aritmia cardiaca è da considerarsi espressione di una malattia di cuore.

Extrasistoli possono normalmente comparire in persone sane; la febbre o lo sforzo fisico possono dare tachicardie, l'allenamento sportivo può dare bradicardie. Le aritmie possono inoltre originare da qualsiasi malattia di cuore ed anche da alcune malattie sistemiche come ad esempio le disfunzioni della ghiandola tiroide. La comparsa di una aritmia cardiaca deve pertanto essere sempre considerata con attenzione. Particolare cura va riservata alle extrasistoli frequenti e disturbanti, alle tachicardie contraddistinte da un inizio ed una fine improvvise, alle bradicardie di recente comparsa in persone anziane, alle aritmie in persone che hanno avuto improvvise perdite di coscienza.

 

Come si fa la diagnosi.....

Il primo esame da eseguire in una persona che abbia disturbi che fanno sospettare un aritmia è l'elettrocardiogramma (ECG).

Molto spesso questa metodica è già sufficiente a fornire informazioni su natura e gravità dell'aritmia.

E' però possibile che l'ECG, in particolare se effettuato in assenza di disturbi, non dia informazioni adeguate. In questo caso le indagini vanno approfondite effettuando un elettrocardiogramma dinamico (Holter) che viene eseguito mediante un registratore collegato al paziente con elettrodi adesivi. Esso consente di seguire l'andamento del ritmo cardiaco durante le varie attività svolte dal paziente durante la giornata e durante la notte (24 ore), permettendo di raccogliere informazioni molto dettagliate su natura e caratteristiche degli eventuali disturbi del ritmo cardiaco. In alcuni casi un ulteriore approfondimento può essere ottenuto attraverso l esecuzione di esami che favoriscono la comparsa di aritmie, permettendone una precisa identificazione. Questi esami suppletivi vengono detti tests provocativi e comprendono:

prova da sforzo al cicloergometro: permette di seguire il ritmo cardiaco durante le sollecitazioni indotte da uno sforzo massimale su una bicicletta;

studio elettrofisiologico transesofageo: una metodica molto semplice che attraverso un piccolo catetere con elettrodi posizionato in esofago consente di registrare l'attività elettrica del cuore e di verificare la risposta del cuore alla stimolazione elettrica;

studio elettrofisiologico endocavitario: ha le stesse finalità dell'esame precedente ma è più complesso e più accurato poichè il catetere viene collocato all'interno del cuore;

tests farmacologici: prevedono la somministrazione di farmaci in grado di influenzare il ritmo del cuore in modo da verificare la presenza di risposte anormali.

 

Le cure

Di norma le aritmie non disturbanti nelle quali non sia stata riconosciuta la presenza di una malattia di cuore o sistemica non necessitano di alcun trattamento.

Qualora invece sia stata identificata la presenza di una malattia di cuore o sistemica è opportuno, prima di intervenire direttamente sull aritmia, tentare, quando possibile, di curare la malattia che produce l aritmia. Molto spesso infatti aritmie cardiache che si manifestano in corso di ipertensione arteriosa, ischemia cardiaca, cardiomiopatie, disturbi della tiroide o dell'apparato digerente, migliorano o addirittura scompaiono una volta risolti questi quadri patologici.

Esiste d'altra parte tutta una serie di condizioni nelle quali si rende invece opportuno un intervento curativo diretto sull aritmia.

Extrasistoli. Quando non sia stato possibile identificare la presenza di una malattia sottostante queste aritmie sono da considerarsi assolutamente benigne. Tuttavia esse possono essere così frequenti da risultare comunque non tollerate. In questi casi un primo intervento curativo avviene con farmaci blandamente sedativi. Se questi risultano inefficaci si passa all'utilizzo dei farmaci antiaritmici. E questa una categoria di farmaci molto potenti: se utilizzati in modo improprio possono comportare effetti collaterali anche gravi.

Il loro impiego va riservato ai casi in cui ve ne sia una reale necessità e durante il loro uso è fondamentale un assiduo controllo del loro effetto.

Tachicardie sopraventricolari. Raramente sono legate a malattie concomitanti. La loro cura si avvale pertanto di un intervento diretto, con il duplice scopo di interromperle una volta che si siano manifestate e di impedirne la ricomparsa.

Il primo obiettivo viene perseguito con la somministrazione di farmaci antiaritmici o con la esecuzione di particolari manovre quali l immersione del volto in acqua gelata o la contrazione dell'addome a bocca chiusa.

Nei casi particolarmente resistenti può essere necessario interrompere l aritmia mediante stimoli elettrici.

Per evitare la ricomparsa di queste aritmie si ricorre di norma alla somministrazione di farmaci antiaritmici.

Negli ultimi tempi, anche in considerazione della frequente giovane età delle persone affette da tali aritmie e dei problemi conseguentemente legati all assunzione cronica di una terapia antiaritmica, sono state perfezionate metodiche di risoluzione talvolta definitiva dell aritmia.

Mediante l'invio di energia termica attraverso cateteri endocavitari si cerca di eliminare i circuiti elettrici anomali che rendono possibile l'instaurarsi dell'aritmia.

Con il passare degli anni questa metodica è risultata sempre più efficace e sempre meno gravata da complicanze, rappresentando quindi l'evoluzione futura per il trattamento di questo tipo di aritmie. Noi inoltre disponiamo di moderne tecnologie per il mappaggio tridimensionale delle camere atriali che garantisce una maggiore percentuale di successi e una netta riduzione del numero di complicanze.

 

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Tachicardie ventricolari. Sono quasi sempre associate a malattie cardiache che ne hanno determinato la comparsa.

Per la loro cura, oltre a cercare di trattare quando possibile la malattia cardiaca sottostante, ci si avvale in prima istanza dei farmaci antiaritmici.

Esistono purtroppo dei casi nei quali i farmaci, non sono in grado di controllare l aritmia.

Negli ultimi tempi è stata perfezionata una metodica che prevede il posizionamento definitivo di cateteri elettrici all'interno del cuore, collegati ad un piccolo computer, collocato sotto la pelle all'altezza della spalla, in grado di riconoscere la comparsa di queste aritmie e di inviare stimoli elettrici in grado di interromperle.

Bradicardie. Normalmente la cura è rappresentata dall'impianto di uno stimolatore cardiaco, o pacemaker, che si sostituisce ai circuiti e alle centraline cardiache rivelatesi insufficienti.

Dai primi stimolatori di trent'anni fa che richiedevano uno zaino per essere contenuti e potevano inviare stimoli secondo un unica frequenza, si è passati a quelli attuali, di dimensioni tali da poter essere contenuti in una scatola di fiammiferi ed in grado di variare la frequenza cardiaca secondo i bisogni del paziente.

Essi vengono facilmente collocati in una piccola tasca ricavata nella pelle, solitamente sotto la spalla. Uno o due fili elettrici collegano lo stimolatore con la cavità del cuore e veicolano gli stimoli elettrici da esso inviati.L'intervento è ormai molto semplice, comporta bassissimi rischi, e non richiede anestesia generale.

 I controlli dopo la cura

Quando per la cura dell aritmia sia stato scelto un trattamento farmacologico è opportuno che il paziente si sottoponga a controlli periodici al fine di riconoscere tempestivamente la comparsa di eventuali effetti collaterali. Questa seconda indicazione è valida anche per quei casi in cui si sia preferito un trattamento non farmacologico mediante intervento endocavitario. Tutto ciò è possibile presso il nostro Ambulatorio dedicato di Aritmologia.

Per quanto riguarda infine i pacemaker va sottolineata l'estrema importanza di periodici controlli della carica dello stimolatore, effettuabile mediante appositi misuratori, al fine di riconoscere il momento, normalmente da 5 a 15 anni dopo l'impianto, in cui esso va sostituito. Questi controlli vengono regolarmente svolti dal nostro Ambulatorio dedicato di controllo Pacemaker.

     
     
     
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03/04/2007
Aritmologia e Cardiostimolazione
 
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